mercoledì, 08 novembre 2006

Educare da piccoli

Sto leggendo in questo periodo un po' di libri sul marketing e sulle compulsioni all'acquisto.
Il famoso detto "from cradle to grave", così famoso negli Usa, aderisce perfettamente alle strategie di mercato delle varie multinazionali e non: si cerca addirittura di condizionare con gadget e pubblicità mirati i bambini a fidelizzarsi su uno o più marchi fin dai primi mesi di vita (da far accapponare la pelle). Anche in Italia (vi ricordate quella pubblicità oscena nella quale si vedeva una persona che dalla culla fino alla maturità era circondata da prodotti di marca con il messaggio "i marchi ti accompagnano per tutta la vita"???) non ci facciamo mancare nulla, e stiamo adottando la fantastica abitudine degli americani i quali eleggono il centro commerciale a loro punto di riferimento per qualsiasi esigenza e in qualsiasi stagione.
Gli uffici della società in cui lavoro sono sopra un centro commerciale, e vedo ogni giorno schiere di teenager ciondolare intorno al centro, sia fuori che dentro, preferendo buttarsi sul marciapiede attiguo a mangiar mcdonald's anzichè attraversare la strada e andare a giocare a pallone (o leggere) sul prato.
Qual'è il problema?
Il problema siamo noi adulti.
Andiamo a far compere nei supermercati più scintillanti e attrattivi che ci siano con questi pargoli urlanti che, stimolati da mille colori e forme, vorrebbero gli venisse comprato tutto.
Ci permettiamo di portarli in giro per vetrine, questi poveri bimbi vengono trascinati nei negozi di scarpe, di biancheria, profumerie: immaginiamo l'overdose di shopping che gli propiniamo fin dalla culla?
E come possono crescere questi bambini?
Aggiungendo poi tutta quella immondizia di pubblicità che c'è ovunque in tivvù, nei luoghi pubblici o nei giornalini a loro dedicati (a proposito: Topolino è indecente, mette addirittura delle brochures con i loghi e le suonerie da scaricare sui cellulari....), quando si riuscirà a far sì che la decrescita sia reale e sostanziale?
Se alla consapevolezza di dover fare qualcosa per il pianeta ci si arriva intorno ai trent'anni, già alle spalle ci sono trent'anni di sprechi. Non ce li possiamo più permettere :-(
Fosse per me proporrei il divieto di ingresso ai minori di 15 anni nei centri commerciali, nei supermercati/ipermercati e in tutti questi luoghi con un enorme accentramento di negozi.
Piuttosto sarebbe bello portarli al mercato, dove potrebbero guardare, toccare, assaggiare... di sicuro non bibite, caramellacce o dolci preconfezionati o vestiti da piccole meretrici e giovani magnaccia in erba.
Troppo drastica?
In fondo se il rapporto del WWF dice il vero, nel 2050 avremo consumato tutte le risorse del pianeta; mi sembrerebbe il caso di resistere a capricci o al rischio "isolamento" ma di garantirgli ancora un mondo nel quale vivere.
postato da: Rosposupremo alle ore 20:20 | link | commenti
categorie: come vorrei fosse

Il lusso di comprare da una bancarella

Non prendetemi per pazza Embarassed
Secondo me la spesa nei mercatini si è divisa in tre categorie:
bancarella di serie B, la quale propone a qualsiasi latitudine e longitudine dello stivale la stessa identica roba cinese che c'ha chiunque, ha merce decisamente dozzinale e di scarsa qualità e i prezzi sono sempre molto abbordabili.
Di solito qualunque mercatino ha questo genere di bancarelle, le quali ormai stanno spegnendo il fascino del mercatino perchè "tanto vendono tutti le stesse cose, quello che vedi qui a Lampedusa c'è anche a Trieste".
Da sconsigliare l'acquisto di regali e/o souvenir da portare a parenti e amici: vi tanano subito.

bancarella di serie A, dove spesso ti capita di litigarti l'oggetto con signore imparruccate, impellicciate e impalcaturate.
Qui si riescono a trovare cose carine, raramente in inverno trovi la lana (i maglioni hanno l'80% minimo di sintetico e le maglie sono tutte in maglina non di cotone, lycra, eccetera) ma a prezzi non abbordabili.
Esempio: maglietta in maglina con microstampa viola... 25 euro.
Vestitino in maglina stile Ferrone ma con colori anziani... 45 euro
maglioni pelosi acrilici: 30 euro.
Cose carine ma non irripetibili, con prezzi assolutamente non competitivi rispetto a tanti altri negozi del proprio quartiere (se devo spendere 25 euro a una bancarella per un capo toccato da 100 persone tutto stropicciato, ne spendo 32 e vado da Sportstaff, promod, legroup Kiulo
Però le signore impellicciate che fanno tanto le comunistechic possono orgogliosamente dire: "Ah, ti piace? Pensa... è giusto uno straccetto poco impegnativo trovato su una bancarella"
Da sconsigliare perchè non sia mai ti ritrovi vestita come la babbiona ti viene un infarto per strada.

bancarella di classe A++... come gli elettrodomestici, diecimila funzioni e solo due veramente indispensabili Kiulo .
Ti vendono di tutto, dal maglione Calvin klein di due anni fa all'angora purissima di gatto di cassonetto, alla scarpa Prada di pura pelle d'acero(perchè le scarpe quando le indossi ti sembrano di legno).
Il tutto ovviamente a prezzi proibitivi, mai all'altezza della qualità o della moda del momento, ma uno può tornare felice a casa e dire "ho fatto un affaroneeee" (ricordo la mia amica che ha comprato in spiaggia, 14 agosto, un maglione d'angora da un pakistano: 80 euri, l'ha indossato una volta e solo all'idea dell'acqua si è ristretto e spalloccato).
Da sconsigliare perchè se sono vent'anni che vedete gli stessi maglioni d'angora (di solito sono tutti colori strani, sempre fuori moda rispetto all'anno in cui vengono proposti) un motivo ci sarà... o no Wink

Premio bancarella honoris causa
Tanti negozi presenti negli outlet. Propongono merce anteguerra, a prezzi inaccettabili, e la tengono li anche per venti mesi. Piuttosto che acquistare lì imparo a cucire Kiulo
postato da: Rosposupremo alle ore 20:03 | link | commenti
categorie: sòle e solette

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